Dopo il primo e il secondo articolo sulle tendenze del digital marketing del 2020, questa settimana pubblichiamo la terza ed ultima parte dell’elenco, portando avanti questo interessante argomento basandoci sull’interessante raccolta proposta dalla content and brand strategist Nihdi Dave.

In alcuni di questi punti inseriremo rimandi a degli articoli già presenti sul nostro blog, in modo da poter approfondire nel dettaglio i singoli argomenti. Buona lettura!

Le tendenze del digital marketing nel 2020: posizioni 29-42

  1. La posizione zero nella SERP: nell’ultimo paio d’anni la ricerca vocale ha rivoluzionato il mondo del posizionamento nella SERP di Google. La cosiddetta “posizione zero”, ossia il box inserito come primo contenuto, prima ancora di tutti i veri risultati, è un aggregatore di dati che Google utilizza per fornire una risposta immediata al quesito di colui che effettua la ricerca. L’idea di competere per questa posizione proviene dal fatto che, all’interno del box, sia citato anche il link da cui le informazioni mostrate sono state prese. Se da una parte occupare questa posizione privilegiata contribuirà probabilmente al traffico organico è altrettanto vero che, ottenuta la risposta una buona percentuale di utenti non va oltre la SERP di Google, rendendo di fatto il motore di ricerca un motore di risposta e, quindi, un competitor. Per approfondire l’argomento vi rimandiamo ad un nostro recente articolo in merito.
  1. Branding: in un panorama dove, a prescindere dal proprio settore e dal mercato, esiste una vasta possibilità di scelta, l’unico modo per raggiungere buoni risultati è quello di costruire una relazione di fiducia con il proprio pubblico. Questa fidelizzazione è importante sia perché viene confermata dalle statistiche (Il 66% dei consumatori afferma di sentirsi connesso a un marchio ogni volta che si fida di esso), sia per la modalità di ranking di Google (E.A.T.), che tiene conto di tre fattori:
    • Competenza (expertise): la pagina deve avere contenuti di qualità scritti da uno scrittore esperto
    • Autorità (authority): il sito stesso deve avere una certa autorità in materia
    • Affidabilità (trustworthiness): il sito deve avere altri link esterni autorevoli, che puntino ad esso da siti attendibili.

Da questa modalità di ranking, Google vuole dare maggiore visibilità a quei contenuti che, al di là della sostanza, considerano durante la loro comunicazione la user experience dell’utente visitatore.

31. Migliori strumenti di analytics: il marketing moderno si basa sul valore estratto dalla raccolta e dall’analisi dei dati, si tratta di una constatazione oggettiva. Al di là delle strategie di comunicazione esterne dunque, una solida campagna di marketing è sostenuta da un’analisi del proprio pubblico e una conoscenza dettagliata di tutti i touchpoint con cui questo incontra un brand. Nonostante Google Analytics rimanga ancora lo standard per facilità di utilizzo e completezza, il sempre maggiore numero di dati da analizzare sta facendo emergere una nuova serie di tool più evoluti, strutturati per venire incontro alle esigenze dei marketers moderni.

32. Tecnologia 5g: in un mondo completamente convertito all’accesso internet da dispositivo mobile, probabilmente una delle tendenze di marketing digitale più significative del 2020 sarà l’affermazione della tecnologia 5g. Questo aggiornamento annuncia una nuova era delle comunicazioni digitali, e il suo impatto avrà ripercussioni praticamente su ogni settore. L’Unione Europea ha un ambizioso piano d’azione per il 5G, che include una copertura ininterrotta lungo le principali strade e ferrovie entro il 2025. La naturale conseguenza di questo ampliamento sarà un aumento esponenziale dei dispositivi connessi, di ogni tipologia. Dopo un periodo in cui il World Wide Web e le operazioni di marketing al suo interno erano carenti di una precisa regolamentazione, questa sempre più impellente necessità si è trasformata in un obbligo. Con le nuove norme GDPR in vigore, gli esperti di marketing e i marchi dovranno “guadagnare” le informazioni di contatto del proprio pubblico, piuttosto che impegnarsi nel marketing di massa. Queste misure da un lato tutelano (ovviamente) gli utenti, ma dall’altro mettono le imprese nella posizione di dover sottostare a delle regole che, se assecondate a dovere, possono rappresentare addirittura un valore aggiunto nel rapporto di fidelizzazione della clientela.

33. Privacy marketing: dopo un periodo in cui il World Wide Web e le operazioni di marketing al suo interno erano carenti di una precisa regolamentazione, questa sempre più impellente necessità si è trasformata in un obbligo. Con le nuove norme GDPR in vigore gli esperti di marketing e i marchi dovranno “guadagnare” le informazioni di contatto del proprio pubblico, piuttosto che impegnarsi nel marketing di massa. Queste misure da un lato tutelano (ovviamente) gli utenti, ma dall’altro mettono le imprese nella posizione di dover sottostare a delle regole che, se assecondate a dovere, possono rappresentare addirittura un valore aggiunto nel rapporto di fidelizzazione della clientela.

34. Sicurezza online: non si può parlare di privacy senza considerare la sicurezza online. Quando un visitatore arriva su un sito per la prima volta, formula più o meno inconsciamente una valutazione sulla sicurezza percepita. Se l’esito di questa impressione non fosse positivo, è probabile che l’utente abbandoni il sito quanto prima. La frequenza di rimbalzo conseguente è un indicatore di cui Google tiene molto conto, durante l’analisi per determinare il ranking di un sito. Considerando un alto tasso di abbandono il motore di ricerca dedurrà che le persone non si sentono sicure a visitare il tuo sito, e ti farà calare progressivamente lungo le pagine della SERP. A partire da agosto 2014, Google ha annunciato che il protocollo web HTTPS è considerabile un indice per il ranking. In mancanza di questo, big G contrassegnerà il sito come non sicuro. Ad oggi dunque, il minimo indispensabile è abilitare il protocollo HTTPS per il proprio sito, che mostrerà ai visitatori una piccola icona a forma di lucchetto verde nell’URL.

35. IoT Advertising: con lo sviluppo delle nuove tecnologie, le aziende ed i consumatori hanno sempre maggiormente accettato la raccolta dei dati come una dinamica presente nelle rispettive aree di competenza. Al giorno d’oggi, ci si aspetta che i dispositivi e le tecnologie connesse, in modo discreto e talvolta nascosto, raccolgano dati sulle nostre funzioni vitali, cosa facciamo, dove andiamo, cosa condividiamo, cosa crediamo, cosa compriamo, chi conosciamo, come ci spostiamo e, ovviamente, anche ciò che mangiamo. La già citata introduzione della connessione 5g non farà che intensificare questo tipo di dinamica, rendendo il fenomeno dell’Iot (Internet of Things) sempre più onnipresente.

36. Contenuti di lunga durata: nel 2020, i contenuti più brevi online passeranno in secondo piano, dopo un periodo roseo in concomitanza con l’arrivo dei social network. In genere, i contenuti scritti che superano le 3.000 parole attirano la maggior parte del traffico, in quanto offrono ai lettori un’esplorazione approfondita degli argomenti trattati. I contenuti di lunga durata consentono ai content creator di affermarsi come esperti nel loro campo, offrendo al contempo un maggiore spazio per il targeting di parole chiave. Uno studio del sito SearchEngineJournal indica come i contenuti di lunga durata ottengano il 77% in più di backlink rispetto a scritti più brevi, avvantaggiandosi in modo fondamentale per indirizzare il traffico organico.

37. Ricerca di keyword semantica: Tutti i marketer ed i SEO specialist hanno chiara l’importanza delle parole chiave, nell’ottica dell’indicizzazione di un contenuto su Google. Detto ciò, l’obiettivo principale che una persona ha quando digita o pronuncia una query di ricerca è la ricerca di senso, di una risposta, come le specifiche di un prodotto, gli orari di un negozio o le previsioni del meteo. Essendo Google un motore di ricerca che valuta molto la costruzione di senso all’interno dei propri contenuti, sarebbe sbagliato pensare che questo valuti le keyword all’interno di un articolo come se fossero in una scatola chiusa; bensì considera il contenuto di una query e da questo cerca di determinare l’intento di ricerca dell’utente, accordando i suoi risultati in SERP di conseguenza. Questa modalità di analisi si chiama ricerca semantica e con l’intelligenza artificiale e la ricerca vocale in ascesa sta diventando un aspetto sempre più centrale.

38. La SEO dei dati strutturati: i dati strutturati sono tutti quei contenuti organizzati in modo tale da facilitare la scansione e la categorizzazione da parte dei motori di ricerca. I creatori di contenuti possono impostarli utilizzando un codice back-end o organizzando le informazioni in tabelle con colonne e righe formattate. Quando il lavoro è svolto correttamente, i dati strutturati forniscono un notevole vantaggio in ottica SEO, per due principali motivi: la possibilità di essere inseriti nella già menzionata “posizione zero” della SERP e la creazione dei cosiddetti “rich snippets”, ossia quei risultati di ricerca che sono arricchiti da elementi grafici, che favoriscono la visibilità e l’interazione dell’utente (soprattutto su mobile).

39. Motori di ricerca alternativi: il motore di ricerca dominante al momento è Google, utilizzato nel 92% delle ricerche online. Questo search engine è un sofisticato insieme di innovazioni, messo a punto per fornire i risultati più pertinenti, recenti e completi per qualsiasi query di ricerca degli utenti. È difficile immaginare un colosso di questa portata andare in crisi e/o perdere il monopolio in un futuro recente, ma ciò non implica automaticamente l’esclusione degli altri competitor di settore. Tra tutti potremmo menzionare DuckDuckGo, un motore di ricerca incentrato sulla privacy fondato nel 2008, che ha guadagnato una nicchia di popolarità tra gli utenti attenti alla privacy. Con il suo slogan “il motore di ricerca che non ti traccia” perché “i motori di ricerca non devono tracciare gli utenti per fare soldi “, rappresenta un prodotto valido per quella percentuale (ad oggi minima, ma presente ed in crescita) di utenti consapevoli che navigano online dando priorità al trattamento delle proprie informazioni.

40. L’interazione vocale nel marketing funnel: in diversi punti di questa lista l’interazione vocale con i dispositivi è risultata una variabile molto importante. Essendo questo tipo di dinamica in forte crescita e con prospettive future rosee, è importante considerarla come un potenziale bonus nella creazione di un funnel per attrarre e convertire nuovi clienti. Questo modello aggiornato richiede che ogni cliente sia trattato come un individuo anziché come un potenziale cliente. Di conseguenza, il customer journey deve prevedere al suo interno soluzioni personalizzate, in modo da soddisfare le aspettative dei propri fruitori e ottenere i risultati desiderati.

41. Social media marketing: nel 2020 vedremo i marchi attingere maggiormente al potenziale dei contenuti interattivi sui social media, ma dovranno lavorare duramente per coltivare una comunità di follower fedeli. È in atto un progressivo processo di “umanizzazione” dei brand, attraverso la costruzione di un rapporto di fiducia e complicità con la propria fanbase. Alcuni giganti del tech nel passato recente hanno applicato delle modifiche radicali ai propri ecosistemi digitali (basti pensare alla rimozione del numero dei like da Instagram, oppure all’introduzione della realtà aumentata su Facebook e Snapchat), cercando di intercettare quella fetta di potenziali clienti ancora esclusi dalla propria influenza.

42. Neuromarketing: riferendosi al neuromarketing si identifica quella strategia che analizza alcune variabili dell’attività cerebrale e del sistema nervoso di una persona per determinare, in base ai risultati, quali tipi di contenuti trovino interessanti. La costruzione di una user experience che rispecchi il modello ideale per il proprio target non è assolutamente una novità, ma la vera differenza qui risiede nel maggiore feedback ottenuto dall’utenza: al di là della semplice interazione con il dispositivo, riuscire a dedurre informazioni come l’engagement o il sentiment sarà un valore aggiunto molto importante. Il neuromarketing avrà un impatto importante sul futuro del mercato, e qualsiasi strumento che aiuti le aziende a comprendere il comportamento dei potenziali clienti sarà giustamente valutato a peso d’oro.

Con quest’ultimo articolo abbiamo concluso l’elenco iniziato due mesi fa. Il mondo del marketing digitale nel giro di pochi anni si è affermato come uno dei settori dominanti del mercato mondiale, e possiamo solo augurarci che gli sviluppi futuri siano tanto entusiasmanti quanto sembrano.