La rivoluzione digitale ormai è sotto gli occhi di tutti: il termine Digital Transformation racchiude al proprio interno quel processo di continua adozione ed implementazione di tecnologie atte a trasformare uno o più aspetti chiave dell’organizzazione. Soluzioni come l’Internet of Things (IoT), Cloud Storage, realtà aumentata, analytics sono solo alcune delle innovazioni che hanno trasformato il modo di fare impresa negli ultimi anni, permeandone la struttura, la cultura e l’approccio verso i propri stakeholder.

Se dovessimo dare una definizione del concetto di Digital Transformation, potremmo definirlo come la semplificazione in chiave digitale della quasi totalità dei processi, riducendo le ridondanze e gli errori legati ad attività manuali non strategiche. Ciò porta ad una maggiore integrazione tra i già citati stakeholder aziendali, aumentando le opportunità di migliorare i processi che governano il business, ridisegnandoli attraverso diverse soluzioni tecnologiche.

Questo concetto, talvolta, è racchiuso in un unico termine, digitalizzazione, secondo un approccio di massima convergenza tra sistemi e flussi informativi, allocati nel web. Nell’impresa digitale odierna, tecnologia e informazione non sono distinguibili o separabili. In passato le informazioni erano ricavate dagli apparati tecnologici, venivano gestite e diffuse usando strumenti diversi, in un processo definito e lineare. Adesso le informazioni vengono simultaneamente create, elaborate, diffuse e utilizzate grazie a soluzioni digitali, in un processo continuo, automatizzato, secondo una logica di network.

Il cambiamento e la selezione

I vantaggi della Digital Transformation, sia in campo di produzione che di servizi, sono molteplici: maggiore efficienza, miglior operatività e riduzione dei costi. Eppure le aziende pongono molti freni all’innovazione. Il motivo? L’essere portati inesorabilmente in una spirale di cambiamento.

Questo discorso è valido in modo generale ma non assoluto: ogni singola impresa è diversa dall’altra; a seconda del core business, del settore e del mercato, la digitalizzazione può essere realizzata a più livelli, in maniera diversa e con diversi obiettivi. Aziende come Ediscom, nascendo di recente e basando il proprio operato sul valore delle informazioni, hanno una mentalità molto attinente a quelle che sono le best practices richieste in un periodo storico come il nostro.

Per fornire un esempio tangibile di quello che è il potere travolgente della digitalizzazione, chiamiamo in causa il colosso multinazionale Blockbuster, operante nel mercato multimediale, che nel giro di pochi anni non ha saputo ripensare il proprio business model, non seguendo la propria clientela e perdendo tutto il proprio patrimonio nel giro di pochi anni.

I sei capitoli chiave della digital transformation

  1. Automazione: la progressiva automazione del lavoro ha portato velocità, efficienza e riduzione degli errori. Si realizza per l’esecuzione di operazioni ripetitive o complesse, ma anche dove si richieda sicurezza o certezza dell’azione.
  2. Informatizzazione: l’evoluzione dell’hardware e del software hanno portato all’introduzione e l’applicazione di sistemi di computer e reti informatiche, in luogo dei vecchi supporti cartacei e delle macchine da scrivere.
  3. Dematerializzazione: la dematerializzazione ha innescato il circolo virtuoso dell’informazione, inaugurando nuove logiche di integrazione e di condivisione tra i lavoratori e portando alla progressiva distruzione della precedente materialità cartacea dei documenti.
  4. Virtualizzazione: grazie a una programmazione software di nuova generazione, le risorse fisiche si trasformano in risorse logiche gestite da un unico cruscotto centralizzato. L’insieme delle componenti hardware virtuali (Disco fisso, RAM, CPU, Scheda di rete) prende il nome di macchina virtuale e su di esse può essere installato il software come, appunto, i sistemi operativi e relative applicazioni.
  5. Cloud Computing: spostare la gestione dell’hardware e del software sulla Rete attraverso nuovi modelli di fruizione ed erogazione, ha inaugurato l’era dell’as a service, del pay per use e dell’on-demand. Sfruttando la tecnologia del cloud computing, gli utenti collegati ad un cloud provider possono svolgere una grande percentuale di mansioni, anche tramite un semplice internet browser.
  6. Mobile: i dispositivi mobili potenziano la produttività individuale portando maggiore disponibilità e flessibilità nel mondo del lavoro. Termini come pervasive computing o ubiquitous computing sono stati recentemente coniati per indicare la possibilità di accedere alla rete e a sistemi di memorizzazione ed elaborazione dati praticamente in tutti i contesti e attraverso una varietà di dispositivi.

Esiste una soluzione?

Quello che si evince è la necessità di integrazione dei sistemi informativi e tecnologici dell’impresa.
Se da una parte la maggioranza delle imprese riconosce a più livelli la necessità di digitalizzare il proprio operato, dall’altro è presente una certa reticenza nell’agire in modo così sostanziale, portando chi si rifiuta o procrastina in una posizione di svantaggio rispetto alla concorrenza. L’ambiente dominante attuale promuove la collaborazione, il coinvolgimento, il lavoro in team, l’assunzione del rischio. Le aziende nate su questo paradigma saranno sicuramente in grado di massimizzare il profitto ed i risultati del proprio operato, mentre altre imprese con culture molto diverse dovranno compiere gli sforzi maggiori per attuare la propria Digital Transformation.

Tra le fonti di approfondimento più complete vi rimandiamo al white paperDigital transformation: linee guida e strategie per innovare il business“), realizzato da NetworkDigital4 in collaborazione con TeamSystem, scaricabile gratuitamente. Questa pubblicazione illustra gli scenari possibili legati alla trasformazione digitale, analizzando il ruolo delle nuove tecnologie a supporto del business di oggi e di domani.