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Content curation: come generare valore per utenti e motori di ricerca

Content curation: una definizione semplice

L’algoritmo di Google è un fattore a cui tutti i digital marketer devono prestare grande attenzione. Assecondare gli indicatori di qualità desiderati dal motore di ricerca infatti garantisce ottime chances di posizionamento, ma talvolta un approccio così pragmatico rischia di compromettere il valore dei contenuti per l’utente finale.

Proprio in questa circostanza, la content curation prende vita: ottimizzare lato SEO i contenuti è solo il primo step di questa strategia, che pone al centro dell’attenzione l’utente finale e la creazione di valore. La qualità in ottica di content curation è fondamentale per attirare nuovi visitatori e per fidelizzarli nel tempo, dando loro un motivo valido per instaurare un rapporto proficuo.

Per creare contenuti di qualità quindi basta soltanto stilare un elenco di argomenti di tendenza e pubblicarli a cadenza regolare? Assolutamente no, c’è molto di più.

Perché la content curation non si ferma alla fase creativa

Quante volte le strategie di marketing si sono basate su un costante inseguimento degli argomenti di tendenza, alla ricerca di visualizzazioni “facili” e di notizie dall’arco di vita brevissimo? Non vogliamo essere fraintesi, indubbiamente guardarsi intorno è utile per rimanere competitivi sul mercato, ma in una corretta strategia di content curation la condivisione è più improntata ad un rendimento sul lungo periodo, basato sulla qualità e sull’attenzione.

Una caratteristica chiave di tale approccio è l’attenzione per quanto pubblicato anche quando potrebbe essere considerato, in linea teorica, “scaduto”. Nel momento in cui un articolo o un blog post risulta ancora visualizzato e con interazioni, dopo diverso tempo dalla data di pubblicazione, aggiornarne i contenuti con un’ottimizzazione mirata aiuta sia chi lo consulta che il motore di ricerca (che lo terrà maggiormente da conto lato SEO).

Contenuti di qualità e contenuti giusti

Condividere notizie e informazioni, nell’ambiente digitale di oggi, ormai è alla portata di tutti. Molte aziende spesso si limitano a pubblicare a ruota contenuti inerenti ai servizi/prodotti da loro offerti, dando per scontato che il proprio target di riferimento accetti di buon grado quanto proposto.

Lavorando in questo modo viene a mancare il “filtro” che distingue una strategia social qualsiasi da una maggiormente orientata alla content curation. Nel secondo caso infatti, il contenuto di qualità non viene condiviso a prescindere, ma passa attraverso un secondo step, in cui viene spesso affiancato da un commento personale, un riassunto esemplificativo oppure, se in lingua straniera, una traduzione in italiano.

Tutti noi sui social seguiamo dei profili di persone o aziende che, condividendo il loro punto di vista su una questione oltre al semplice materiale, attirano la nostra attenzione e ci offrono spunti di ragionamento. Sono queste le accortezze che distinguono una comunicazione curata da una semplicemente “attiva”.

Un contenuto curato può sempre essere condiviso

Un valore aggiunto della content curation, spesso ignorato, è la possibilità di avere un calendario di pubblicazione social al contempo pieno e di alta qualità. Per mantenere alta la frequenza di condivisione dei post è necessario un dispiego di tempo e risorse non indifferente; rivisitare articoli passati, aggiornandoli dove necessario o aggiungendo informazioni extra, può renderli nuovamente appetibili per essere condivisi, occupando uno spazio nel calendario che altrimenti sarebbe rimasto vuoto o occupato da qualcosa di minor valore.

Ancora una volta, nella content curation l’importante è offrire un valore aggiunto basato sulla propria esperienza personale, correlato a dei contenuti di qualità (citando sempre le fonti, se necessario) e mirati al proprio target di riferimento.