News

Il minimalismo analizzato nell'era del business digitale

Questo paradigma di “valorizzazione del tempo” si applica a tutti i fruitori del Web. Contestualizzandola all’interno di una campagna marketing, questa ha assunto un posto di primo piano, al punto da essere considerata un costo economico rilevante.

Negli ultimi anni infatti si è sviluppata una tendenza fondamentalmente opposta a quella dominante, dove il focus dell’utente deve spostarsi dall’accumulo di contenuti alla loro riduzione. Da questa esigenza nasce il movimento minimalista moderno, non solo per il desiderio di avere/fruire di meno cose­­, ma per la volontà di acquisire un maggiore controllo e intenzione nel modo in cui il tempo e le energie vengono spese: l’avere meno cose è la naturale conseguenza.

Com’è possibile replicare questo ragionamento in un’ottica di business digitale? Ha senso farlo in primo luogo? Oggi proveremo a vedere alcune argomentazioni a favore e contro questa tesi. Prima di procedere è importante premettere come le indicazioni in questo articolo debbano essere precedute da una valutazione a monte, in quanto alcuni business possono basarsi su dinamiche diametralmente opposte a quelle proprie del minimalismo.

Minimalismo, l’efficienza prima di tutto

La prima premessa da fare è che, per un business di stampo minimalista, lo sviluppo online è l’unica prospettiva sostenibile; il modello digitale infatti porta anche a determinate libertà, fondamentali in quest’ottica: costruire un business sui contenuti e non su beni fisici, capace di sfruttare la mobilità e l’utilizzo di servizi di spedizione e distribuzione, limitando il numero degli intermediari. Un approccio minimalista al business è incentrato sull'essenziale e sull’eliminazione del rischio. Tutti i fondamenti della gestione di un'azienda, ovvero marketing, vendite, operazioni, amministrazione, possono essere riformulati in un’ottica di automatizzazione, delega ed esternalizzazione. Outdoor pride, compagnia americana di macchinari per spostamento di terra e neve, conta al proprio interno 72 dipendenti con orario full-time che, nei periodi di alta stagione, sono affiancati da 250 lavoratori stagionali.

Il rapporto tra qualità e quantità e la chiara volontà di non seguire l’equazione “di più=meglio” sono parametri fondamentali per una corretta strategia. Le aziende minimaliste non sono grandi aziende grazie a degli strumenti, sono grandi aziende perché i loro proprietari sanno come utilizzare al massimo potenziale ciò di cui dispongono. Gestire un'attività di questo tipo non significa rimanere piccoli per il gusto di essere piccoli, ma significa crescere solo in aree in cui quest'ultima dinamica fornisce valore a sé stessi ed ai propri clienti. La crescita non è intrinsecamente malvagia, ma ha un prezzo. A volte la presenza di più clienti porta a maggiori investimenti, e le entrate maggiori non riescono a far salire il profitto oltre una soglia dove la quale non crescere avrebbe portato allo stesso guadagno. Una compagnia come la IT Company Interworks, ad esempio, riconosce tra i propri punti di forza la capacità di aver saputo respingere un grande numero di proposte di investimento, da parte di possibili collaboratori, fin dal suo lancio nel 1996. Il maggior tempo a disposizione, grazie alla limitazione delle mansioni e alla massima efficienza, permette di concentrarsi sulla gestione dei propri stakeholder. Nei business orientati alla crescita, solitamente, l'acquisizione tende a prevalere sulla fidelizzazione, ma quest’ultima può essere spesso e volentieri molto più efficiente e più redditizia a lungo termine.

Fino a qui non parrebbero esserci particolari controindicazioni, no?

Un business efficiente è un business giusto?

Il primo approccio al minimalismo trasmette una vibrazione positiva, di anti materialismo e libertà. Più voci, tuttavia, sostengono che in profondità questa strategia abbia il potenziale per diventare pericolosa e distruttiva, in particolare per i proprietari di imprese. Quali argomentazioni vengono portate in campo?

Il messaggio principe del minimalismo è “possedere meno cose”. Ma perché queste cose sono possedute in primo luogo? Mantenere con sé un oggetto, utile o meno che sia, permette di avere una metro di paragone verso qualcos’altro, capire se è possibile migliorare. In senso figurato, una maggiore efficienza e flessibilità crea maggiori opportunità, ma al contempo costringe a dover valutare gli input e gli output senza un “prima”. Indubbiamente il materialismo ha i suoi problemi, ma il minimalismo tende ad entrare in conflitto con la mentalità dell’investimento a lungo termine, focalizzandosi sulla gratificazione istantanea e il breve termine, dinamiche distruttive sul lungo periodo.

In secondo luogo, è palesemente oggettivo affermare che i soggetti sociali traggano soddisfazione dal prosperare in un’abbondanza materialista. Valutando un obiettivo futuro sarà sempre presente una determinata percentuale di rischio, e muoversi con base solida sotto i propri piedi, in ottica di sicurezza psicologica, è molto importante. Questo “cuscinetto” presume una percentuale extra di lavoro, assente in un approccio minimalistico puro.

Ulteriormente, al centro del desiderio di possedere di meno c'è la filosofia del “fare di meno”: trovare la realizzazione con i mezzi già a disposizione e, se possibile, ridurre ancora di più. Questo ragionamento non pare sbagliato, differenzia chi lo abbraccia dalla corsa disperata della maggioranza al successo. Ma così facendo la spinta verso il raggiungimento di nuovi traguardi viene ridotta, se non abbandonata. È molto difficile separare il minimalismo dalla rinuncia all’ambizione, ed in ottica di business questa distinzione è estremamente importante.

Infine, adottando una determinata chiave di lettura, si può definire il minimalismo come l'hobby delle persone facoltose e disaffezionate, che "giocano" alla filosofia e allo sviluppo di una controcultura di tendenza. È un approccio tossico al business, perché incoraggia a concentrarsi solo sull'avere ciò di cui si ha bisogno, rifiutando qualsiasi opportunità di aiutare altre realtà ed i relativi bisogni. Un business per funzionare in maniera efficace deve produrre valore sì per sé stesso, ma anche per l’ecosistema che gli permette di sostenersi. Il minimalismo mina seriamente questa “esternalità positiva” nella ricerca ossessiva dell’efficienza, ignorando egoisticamente le opportunità a disposizione.

Un esempio d'eccellenza: la classifica Forbes Small Giants

Twitter, digital company nota in tutto il mondo, gestendo il suo servizio di social networking e microblogging nel 2018 ha fatturato 3,04 miliardi di dollari, con un utile netto di 1.2 mld. Il tutto con soltanto 4,600 dipendenti all'attivo. Certamente l'ecosistema digitale ha permesso a questa compagnia di poter ottenere un risultato simile, ma limitarsi ad osservare il rapporto fatturato/numero dipendenti può non essere sufficiente. Si può fare di meglio?

La risposta si può trovare citando una classifica americana, redatta da Forbes. Giunta nel 2019 al terzo anno, la "Forbes Small Giants" celebra 25 aziende straordinarie (tra le quali troviamo le due menzionate nei paragrafi precedenti) che favoriscono la grandezza rispetto alla crescita. Le società sono tutte di proprietà privata, redditizie, di almeno dieci anni e selezionate in base a fattori molto stringenti:

- La società è stata riconosciuta eccezionale dai più esperti nel settore.

- Nonostante forti opportunità di crescita, i CEO hanno deciso di dare priorità alla performance.

- È stata riconosciuta per il suo contributo alla sua comunità e società.

- Ha mantenuto la sua salute finanziaria e mantiene un bilancio positivo da almeno dieci anni.

- È di proprietà privata e gelosamente custodita.

- È a misura d'uomo: i dipendenti di ogni singolo livello hanno interazioni reali con i propri CEO.

I numeri esorbitanti in campo sono il risultato di aziende che contano al proprio interno un numero esiguo di dipendenti, accuratamente selezionati; questo dato, se paragonato al fatturato e ai ricavi ottenuti, mette in risalto l'efficienza di un approccio estremamente snello e flessibile, facendo proprie quelle che sono le numerose indicazioni fornite nel secondo paragrafo. Sicuramente i risultati ottenuti derivano anche dal saper prevedere i trend futuri e dall'inserirsi all'interno di un determinato contesto, anticipando la concorrenza, ma si tratta di realtà aziendali tutto sommato "minimali", rispetto almeno all'impatto che portano nell'esperienza di centinaia di milioni di clienti soddisfatti.