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Native advertising esempi: le principali tipologie spiegate

Quante volte, navigando su Internet, capita di visitare pagine ricoperte di pubblicità appariscenti, pop-up e banner che compromettono l’esperienza online? Lo sviluppo della cosiddetta “banner blindness” da parte degli utenti ha portato gli advertiser alla ricerca di nuove soluzioni per condividere contenuti a pagamento e raggiungere nuovi potenziali clienti.

Tra i nuovi modelli di advertising online il native si pone come una delle possibilità più promettenti, ma cosa lo differenzia da tutte le sue alternative? Nell’articolo di oggi vedremo del native advertising esempi, punti di forza e formati più utilizzati, condividendo qualche esempio che aiuti a inquadrarne meglio le caratteristiche.

Native advertising: l’integrazione è la sua forza

Per conoscere meglio il native advertising bisogna, prima di tutto, capire quale obiettivo si pone: catturare l’attenzione del potenziale consumatore con un contenuto completamente calato all’interno del contesto di navigazione. Più avanti porteremo per il native advertising esempi di diverse inserzioni, ma per ora concentriamoci su ciò che distingue questa forma di pubblicità dalle altre.

Se da un certo punto di vista il native può essere associato ad un più ampio concetto di content marketing, soprattutto per quanto riguarda le modalità di ricerca dell’attenzione dell’utente, il suo fine primario è comunque di tipo promozionale, non informativo. La già citata “banner blindness”, ossia l’attenzione selettiva che gli utenti hanno sviluppato nei confronti dei contenuti di “interruption marketing”, con il native advertising viene messa da parte, non influendo negativamente sull’esperienza di navigazione.

Il diretto risultato di questa strategia è un aumento percentuale di click e interazioni sull'annuncio, ottimizzato per un target specifico e posizionato in modo da attirare l’attenzione del lettore, invitandolo a cliccare una volta che questo ha finito di consultare i contenuti di suo interesse.

Quali sono i formati più utilizzati?

Dovendosi adattare al sito in cui è ospitato, un contenuto di native advertising generalmente è composto da pochi elementi, sempre presenti. Il formato più classico comprende un box di dimensioni 300x250, composto da un’immagine, un titolo al di sotto di questa e, occasionalmente, una menzione al sito dell’inserzionista.

Dal punto di vista del posizionamento in pagina, il formato di punta è indubbiamente quello in cui i contenuti sponsorizzati compaiono in un box al termine dell’articolo, raggruppati insieme sotto forma di “Recommendation”. Trattandosi di uno spazio abbastanza ampio nella pagina, questo riquadro non solo sarà ricco di contenuti, ma potrà anche ospitare una grande varietà di articoli, in modo di impattare su un bacino di utenti il più ampio possibile tramite suggerimenti editoriali. È importante ricordare, comunque, che a differenza delle semplici inserzioni sponsorizzate, il native advertising è ottimizzato anche nei contenuti, immergendosi appieno nella pagina di destinazione.


Native advertising esempi

Immagine 1: il box al termine dell'articolo permette di inserire una serie di contenuti ottimizzati.

Un altro formato molto utilizzato, considerando del native advertising esempi e tipologie, è quello chiamato “In Ad”: il singolo box di dimensioni 300x250 che si può andare a situare tra due paragrafi. Il contenuto presente nell’inserzione è uguale a quelli inseribili nel box al termine dell’articolo, ma le sue dimensioni maggiori e la sua posizione in pagina lo aiutano a spiccare maggiormente e a conquistare l’attenzione del lettore, che potrà esplorare contenuti affini ai propri interessi anche durante la lettura dell’articolo.


Native advertising esempi

Immagine 2: il singolo articolo, in evidenza rispetto agli altri, è posizionato strategicamente per attirare l'attenzione.

L’ultima tipologia di sponsorizzazione, a differenza delle altre, si integra ad un livello editoriale ancora maggiore. Combinando all’interno del feed di notizie articoli sponsorizzati native e contenuti originali del sito, sarà possibile per l’utente trovare al contempo materiale interno al sito e rimandi a landing page esterne, ideali per portare a termine la fase di acquisizione.


Native advertising esempi

Immagine 3: l'unione di contenuti del sito e inserzioni native permette di integrare al meglio queste ultime.

Quali risultati può portare il native advertising?

Ora che abbiamo visto per il native advertising esempi e formati principali, andiamo ad esaminare i risultati che una campagna di questo tipo può portare agli attori coinvolti.

Prendendo come esempio i servizi offerti dalla compagnia del nostro gruppo Nativery, uno dei più importanti player del settore, possiamo individuare tre principali protagonisti: gli advertiser, (gli inserzionisti), l’intermediario e i publisher (proprietari del sito di destinazione).

Attraverso campagne native, gli advertiser possono aumentare la visibilità dei loro contenuti trasformandoli, grazie ad un traffico di qualità, in acquisizioni e lead di utenti in target; i publisher, invece, affittano gli spazi pubblicitari sul loro portale in cerca di un ritorno economico, sicuri che i contenuti di questo tipo possano apportare valore alla navigazione e non spingano l’utente a guardare altrove.

In questo contesto, tuttavia, l’intermediario quale funzione ricopre? Una piattaforma come Nativery, ad esempio, mette in comunicazione le due parti, contribuendo in modo attivo alla riuscita della campagna. Tramite un algoritmo proprietario e un network di siti di alta qualità, Nativery individua e mette a disposizione i contenuti migliori per gli utenti, incrementando le performance sia lato advertiser che publisher.

Potendo contare sul pieno controllo dei contenuti caricati sui portali degli editori, un servizio di native advertising di questo tipo è in grado di scavalcare i principali limiti dell’online advertising, garantendo traffico di qualità, profitti e visibilità a tutte le parti coinvolte.