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Yandex e Baidu, motori di ricerca da scoprire

Yandex, un’analisi basata sui numeri

Partiamo dall’analisi del traffico gestito dai social a livello mondiale, in modo da avere un quadro di insieme il più ampio possibile. Seguendo i dati raccolti sul sito statcounter.com, negli ultimi 12 mesi (aprile 2019-aprile 2020), Google mantiene a livello mondiale il monopolio assoluto, totalizzando il 91,89% delle ricerche online. L’altro motore di ricerca di nostro interesse, rispettivamente al quinto posto, segue il colosso americano con una percentuale apparentemente irrilevante, pari allo 0,54%.

Le altre realtà in classifica, al secondo ed al quarto posto, sono Bing! e Yahoo, ma in questo articolo ci concentreremo sui primi due. Se da una parte Bing! nasce come motore di ricerca proposto da Microsoft, e Yahoo è sempre stato “l’eterno secondo” dietro a big G, le condizioni che hanno portato i due competitor nella posizione attuale riguardano esclusivamente la loro incapacità di proporre soluzioni alternative valide agli utenti. Baidu, diversamente, raggiunge la propria utenza per motivi ben diversi, che andremo a vedere in un secondo momento.

Yandex, lanciato nel 1997 con sei anni di anticipo rispetto alla sua controparte americana (Google Russia ha debuttato ufficialmente nel 2003) è il motore di ricerca nazionale in Russia, con una percentuale di query di poco inferiore al 50% del totale. Il motore di ricerca russo rappresenta il maggior competitor di Google all’interno di numerosi paesi russofoni, come Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan. La forza di questo search engine nei suoi territori di riferimento può essere ricercata in tre principali chiavi di lettura: la barriera linguistica, il rapporto della popolazione con internet ed il soft power statale sulla gestione delle informazioni online.

Il grande vantaggio che Yandex ha su Google è la sua profonda conoscenza dell'inflessione e della grammatica russa, che fornisce a coloro che parlano principalmente tale lingua una ricerca molto più accurata, più di quanto Google possa mai offrire. Yandex fornisce a sua volta i propri servizi per competere sulla costruzione di un network di applicazioni comunicanti, come mappe, traduzioni e cloud storage, non facendo mancare nulla ai propri utenti.

Secondariamente, rispetto ai navigatori di altri paesi, i russi sono ancora molto legati all’utilizzo dei dispositivi definibili “tradizionali” (principalmente PC). Nel territorio infatti, il rapporto di query effettuate da pc rispetto al mobile raggiunge l’impressionante valore di 4 a 1, a favore del primo dispositivo. Qualche anno fa Google ha revisionato in tutto il mondo il suo algoritmo per favorire i siti maggiormente mobile friendly, e non giunge come una sorpresa il fatto che tale rivoluzione in Russia non abbia portato ad incrementi di traffico significativi.

In ultima istanza, essendo la Russia al 149esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa (su 183 classificati), non c’è da stupirsi di come il motore di ricerca nazionale sia, in modo più o meno marcato, influenzato da interventi politici di vario tipo. Alla fine del 2019, l’associazione Reporter senza frontiere (RSF) è insorta in merito ad una legge proposta dal Cremlino, che concederebbe alle autorità governative il potere di isolare il Paese da parti di Internet globale. Secondo le dichiarazioni del governo russo, questa legge dovrebbe proteggere l’ecosistema nazionale di Internet in caso di disconnessione dai grandi server globali situati in Europa e negli Stati Uniti. L'obiettivo, stando alle dichiarazioni, è quello di schermare i servizi statali e la rete bancaria russa da guerra e/o attacchi informatici di massa. Le autorità russe insistono sul fatto che non si tratti di isolare Internet russo o di dotarsi di mezzi di censura, ma molti temono che le nuove regole consentiranno la censura dei contenuti indesiderati dal Cremlino con il pretesto di una "minaccia alla sicurezza" non meglio definita.

Yandex e Google, la competizione in casa

La percentuale di market share nazionale non rende giustizia alle prestazioni raggiunte da Yandex nei paesi russofoni. Andando a consultare le statistiche relative agli ultimi 12 mesi in Russia, i numeri in campo risultano di tutt'altro ordine di grandezza.


Nonostante il sorpasso sia avvenuto ad inizio luglio 2019, l’utenza digitale russa è divisa quasi a metà tra i due motori di ricerca. Sebbene nell’ultimo periodo Google abbia preso un minimo di distanza (le percentuali esatte indicano un rapporto del 54,94% vs 42,35%, con un restante 2,6% di terze parti), sarà interessante seguire da vicino tali trend nell’immediato futuro.

Baidu, un’analisi basata sui numeri

Passando all'analisi del principale motore di ricerca Cinese è possibile notare alcune similitudini con quanto analizzato in precedenza, ma la terza variabile considerata, ossia l'intervento statale sulla gestione delle informazioni, gioca un ruolo determinante.

La Cina è la seconda economia mondiale, il paese più popoloso del mondo e lo stato più “connesso”, contando ad oggi (nel primo quadrimestre del 2020), ben 904 milioni di utenti internet.
Complice anche il forte regime di censura adoperato dal governo tramite il tristemente noto “grande firewall” i dati sull’utilizzo dei motori di ricerca in Cina si discostano sensibilmente dal resto del mondo.

Nel 2018, la Cina ha contato sul proprio territorio, da sola, oltre un quinto dei quattro miliardi di utenti di Internet in tutto il mondo. Tuttavia, rispetto alla sua popolazione totale, il tasso di penetrazione di Internet in Cina è inferiore rispetto ad altri paesi asiatici. Questi tassi in paesi vicini come la Corea del Sud o il Giappone sono decisamente più alti. L'uso di Internet in questa nazione è ulteriormente caratterizzato, a livello geografico, da una grande discrepanza: nelle regioni rurali, la velocità di accesso a Internet è molto inferiore a quella nazionale. 

Parlando di dispositivi utilizzati, dal 2014 in poi il numero di accessi a Internet da un dispositivo mobile ha sorpassato quello relativo ai computer. Il numero di navigatori tramite smartphone in Cina è aumentato costantemente rispetto al decennio precedente, e non ci sono dubbi sul fatto che il mercato nazionale sia diventato mobile-first.

Se da una parte il cosiddetto scoglio linguistico sia presente ed avvertibile anche in Cina, la maggiore differenza con Yandex risiede in quello che è tristemente noto come "Great Firewall". Questo termine, coniato nel 1997 dalla rivista statunitense Wired, richiama la Grande Muraglia Cinese, ed indica un progetto di censura e di sorveglianza, che blocca dati potenzialmente sfavorevoli in entrata provenienti dai paesi stranieri, noto ufficialmente come Golden Shield Project. Tale progetto, entrato in funzione definitivamente nel 2006, è gestito dal Ministero di pubblica sicurezza della Repubblica popolare cinese, e consiste principalmente nel blocco di informazioni e contenuti provenienti da territorio extranazionali. Tra le tecniche più comuni di restrizione possiamo trovare le seguenti:

- Blocco dell'accesso ad un certo indirizzo IP

- Il nome del dominio restituisce un indirizzo IP scorretto, oppure non viene risolto. Questo intervento ha effetto su tutti i protocolli IP come HTTP, FTP o POP

- Scansione dell'URL in cerca di parole chiave, a prescindere dal dominio di provenienza

- Interruzione della trasmissione dei pacchetti TCP al raggiungimento di una determinata soglia di parole censurate individuate

- Se una precedente connessione TCP viene bloccata dal filtro, tentativi di connessione futuri vengono anch'essi bloccati fino a 30 minuti

- Utilizzo di certificati SSL falsi, per controllare conversazioni in cui l'intruso non si rende conto di essere osservato

Dei ricercatori di Harvard hanno riassunto, all'interno di uno studio sulla Censura del sistema Cinese, il bersaglio della censura: persone che si raccolgono per esprimersi collettivamente, stimolate da persone diverse dal governo, e che sembrino avere il potenziale per generare azioni collettive; persone che comunicano su social media discutendo di azioni collettive, come manifestazioni, o in merito ad eventi potenzialmente in grado di generare azioni collettive ma non ancora avviate.
Prima di immergerci nelle caratteristiche di questi due search engine, partiamo da una definizione che possa contestualizzare il tema. Per motore di ricerca si intende un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di dati, restituendo un indice dei contenuti. Si digita una query e si riceve una serie di risultati indicizzati in base a precisi valori, organizzati in una SERP, la Search Engine Result Page.

Baidu, Google e il Great Firewall

Data la forte presenza delle istituzioni sulla gestione delle informazioni in ingresso ed uscita dai canali digitali nazionali, non sorprende vedere come i dati sul market share riprendano chiaramente un trend non difficile da immaginare:





Fonte: StatCounter Global Stats - Search Engine Market Share
Complessivamente, i due principali motori di ricerca americani (Google e Bing) raccolgono insieme poco più del 5% di market share, lasciando a Baidu il monopolio assoluto, con il 65,35% del totale. La percentuale restante è divisa tra motori di ricerca cinesi secondari. Date le circostanze, è difficile poter ragionare intorno a logiche di mercato "tradizionali", ma questa realtà diversa dalla maggioranza del panorama mondiale può offrire in ogni caso spunti interessanti.

Mentre Google è ancora considerato il campione quando si tratta di motori di ricerca, vale la pena notare che ci sono centinaia di milioni di ricerche, che girano attraverso altre piattaforme come quelle sopra menzionate, che non dovrebbero essere ignorate quando si tratta di ragionare intorno ad una presenza online di carattere globale. La comprensione della lingua ed il peso della cultura nazionale hanno avuto un effetto innegabile nel successo dei diversi motori di ricerca in tutto il mondo, e ragionando intorno ai numeri e non alle percentuali, il loro impatto sulle diverse società è determinante.