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Fake news: l’antidoto si chiama Wikitribune

Se da un lato, infatti, grazie alla rete abbiamo la possibilità di chiarire praticamente ogni dubbio con un semplice clic, dall'altro vi è il rischio più che concreto di incappare nelle cosiddette fake news: insomma, delle vere e proprie bufale che, però, hanno tutta l’aria di notizie autentiche e, quindi, sono molto difficili da individuare!

Da due mesi a questa parte, però, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales si è lanciato in un ambizioso progetto in crowdfunding, che ha preso il nome di Wikitribune (per visitare il sito ufficiale, clicca qui). Nel concreto, l’idea di Wales è quella di circondarsi di un team di giornalisti professionisti che, con il contributo dei lettori e fruitori del servizio, avranno il compito di combattere le fake news creando contenuti reali e attendibili.

Ovviamente il progetto, che ha recentemente raggiunto il suo primo obbiettivo grazie agli oltre 11000 sostenitori trovati fino a questo momento, vale a dire i fondi per pagare i 10 giornalisti professionisti incaricati di inserire i contenuti sulla piattaforma, presenta tanto degli aspetti positivi quanto alcune limitazioni.

Tra i punti di forza di Wikitribune, in primis, c’è sicuramente l’idea di fondo, il motivo per il quale è stata creata l’enciclopedia, vale a dire la sua “missione” di riempire il web di notizie affidabili, a discapito delle bufale da rete. In secondo luogo, ma non meno importante, vi è la totale gratuità del servizio. Tutti potranno infatti leggere le notizie pubblicate in maniera completamente gratuita, mentre coloro che vorranno contribuire alla scrittura e controllo del materiale, dovranno sottoscrivere una sorta di abbonamento (il minimo è di 10 dollari al mese) come contributo economico alla causa.

I problemi della piattaforma contro le fake news, invece, sono fondamentalmente gli stessi di Wikipedia. In particolare, vi è la difficoltà nel mantenere alto il numero di utenti attivi, cioè coloro che contribuiscono alla scrittura e al controllo e, quindi, al miglioramento delle notizie pubblicate, da affiancare ai problemi riscontrati da molti volontari nella modifica e/o aggiunta di nuove voci e argomenti.

Insomma, abbiamo capito che c’è ancora molto da migliorare e la lotta alla disinformazione è tutt'altro che semplice, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare.