Per tutti coloro che lavorano e investono nell’ambito digital, uno dei punti chiave per ottenere i massimi risultati è quello di seguire sempre le ultime tendenze. Dal terremoto causato dall’arrivo dei social in ottica di strategie marketing, le aziende stanno progressivamente comprendendo quanto sia importante avere un piano di comunicazione sì diffuso su tutti i portali di riferimento, ma contestualizzato per meglio sfruttare le dinamiche dei singoli media.

Così come i media tradizionali infatti, piattaforme diverse ma collaudate come Facebook e LinkedIn hanno portato allo sviluppo di eterogenee forme di comunicazione, strutturate in base alle possibilità offerte e al target presente sulla piattaforma. Un esempio perfetto può essere quello dell’esplosione dei video su Facebook a partire dal 2016; questo trend, unito alla sempre maggiore visibilità ottenuta dalle sponsorizzazioni, ha portato i social media manager ad una rapida evoluzione per non rimanere indietro.

È possibile comunque individuare una progressione storica dei diversi social: se il primo vero protagonista dell’incontro online tra le industrie e il pubblico è stato Facebook, la sua diffusione planetaria non ha comunque impedito, dopo un certo periodo, uno spostamento d’attenzione altrove. Instagram negli ultimi anni sta prepotentemente avanzando nei marketing plan delle imprese, in quanto piattaforma consolidata per rivolgersi ad un target d’ascolto giovanile e sempre connesso. La nuova frontiera, tuttavia, si sta facendo prepotentemente spazio nel discorso comune: Tik Tok. Vediamola insieme.

Tik Tok, cos’è?

Non tutti lo sanno, ma l’applicazione è nata nel 2016 a scopo educativo, e dopo un anno di scarso successo ha deciso di rivolgersi ad un target diverso, puntando esclusivamente agli adolescenti. Dopo il cambio di rotta e la conseguente diffusione virale sugli smartphone di mezzo mondo, è stata inoltre rilevata dall’azienda cinese ByteDance, che ha cambiato il nome originale musical.ly con quello che conosciamo oggi.

TikTok, disponibile in 34 lingue, ha ogni giorno 150 milioni di utenti attivi (500 milioni di utenti attivi mensilmente), ed è stata l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2018, con circa 45,8 milioni di download. I numeri parlano chiaro, l’attenzione delle generazioni future è rivolta a questo software.
Risultati immagini per tik tokA livello di utilizzo, gli utenti hanno la possibilità di caricare un breve video di 15 secondi, corredato da contenuti audio aggiunti in post-produzione (canzoni o citazioni di film, principalmente). Filmati in verticale, proprio come le storie di Instagram, Snapchat e Whatsapp, questi video permettono una fruizione al di fuori di qualsiasi limite temporale o di contenuto, nell’idea è che nella lista in continuo aggiornamento si trovi sempre qualcosa di interessante, noioso o divertente. Sotto ai video si possono lasciare commenti e ci si può scrivere con gli altri iscritti. È, ovviamente, presente un sistema di votazione e condivisione, attraverso il classico cuore per i “mi piace”: più se ne ricevono, più è probabile che il proprio video sia messo in evidenza da qualche parte.

L’attenzione di coloro che utilizzano l’app, dunque, è tenuta costantemente alta da stimoli ripetitivi e caratterizzati da forte intensità e breve durata. Tutto questo potenziale è sfruttabile dalle aziende? È possibile fare delle riflessioni in merito.

L’approccio giusto, per un mezzo nuovo

Come abbiamo visto, il traffico di dati e utenza su TikTok sono di un’imponenza tale da fare gola a qualsiasi divisione marketing aziendale. Come e forse più di altre piattaforme social, l’adattamento al frame comunicativo imposto richiederà una sensibilità e flessibilità nel presentarsi che farà davvero la differenza sul successo della campagna. Chiaramente, il contenuto la farà da padrone, e pensare all’ingresso di certi settori aziendali nell’app risulta pressoché utopico, ma per chiunque sarà in grado di cavalcare l’onda i guadagni in vista possono ampiamente ripagare il rischio. Un esempio pratico? Il cambiamento delle dinamiche di customer experience.

Per le multinazionali già affermate e presenti sui social di riferimento, ma soprattutto per i progetti in via di sviluppo ed in cerca di visibilità, l’essere “i primi” ad approdare su una piattaforma nuova e scatenare processi di viralità dei contenuti consente una visibilità nel breve periodo difficilmente raggiungibile con altri mezzi. Nel primo caso si potrebbe pensare ad una serie di spot curati da un’azienda come la Coca Cola, che agisce per cementificare la sua già forte presenza nel settore giovani, magari in contrasto con altre bevande zuccherate; in secondo luogo campagne Kickstarter in cerca di fondi possono provare a presentare il proprio concept attraverso contenuti immediati, di facile comprensione e idonei per una diffusione istantanea.

Chiudiamo l’articolo con una considerazione: sebbene queste nuove piattaforme social siano molto appetibili nell’ottica di un piano di crescita e PR, queste devono tassativamente rientrare all’interno di una più completa strategia comunicativa, esserne una parte e non l’intero. Un fenomeno come TikTok, a prescindere dalla sua presenza sul mercato, accetta al proprio interno una tipologia di fruizione contenuti a brevissimo termine, che da sola non basta per costruire una campagna sufficientemente solida di promozione. Secondariamente, il trattamento dei dati ceduti all’app rimane ad oggi esclusivamente nelle mani della società proprietaria, ByteDance. Qualsiasi business dunque, presente su TikTok e intenzionato alla costruzione e all’utilizzo di un database per il mercato di riferimento, dovrà guardare altrove.